Prosegue il progetto L’arte incontra il viaggio, nato dalla collaborazione tra la Galleria Ravagnan e il Gruppo SAVE nell’ambito delle iniziative culturali promosse dall’Aeroporto di Venezia, con l’obiettivo di portare l’arte contemporanea all’interno degli spazi del terminal passeggeri. Dopo la mostra di Andrea Vizzini, il progetto si arricchisce di un nuovo capitolo dedicato all’opera di Annalù, artista veneziana di riconosciuto rilievo internazionale.
C’è un confine sottile dove le cose smettono di essere ciò che sono e cominciano a trasformarsi. È lì che nasce l’arte di Annalù: un’arte che non sta, ma accade; che non pesa, ma galleggia; che non grida, ma vibra, come il respiro stesso di Venezia, la città liquida che l’ha generata.
In questa esposizione all’interno dell’Aeroporto Marco Polo, le sculture di Annalù accolgono i viaggiatori come visioni sospese, leggere e potenti al tempo stesso. Tra partenze e ritorni, creano uno spazio inaspettato di silenzio e meraviglia, dove la materia si fa trasparenza e il tempo sembra rallentare. Annalù costruisce una pausa che respira, fatta di impalpabilità, colore, metamorfosi, capace di toccare chi attraversa questi luoghi in movimento, sospendendo per un attimo il tempo e aprendo a un’emozione.
“Con Annalù prosegue il nostro percorso di arte pubblica all’interno dell’Aeroporto Marco Polo, un progetto che vuole offrire ai viaggiatori non solo uno sguardo, ma un tempo diverso, un momento di sospensione, dove ci si può anche solo lasciar toccare da qualcosa” – afferma Chiara Ravagnan della Galleria Ravagnan – “Il suo lavoro è intimamente legato a Venezia: non solo per l’uso del vetro di Murano, ma per quella sensibilità tutta veneziana nel trasformare la materia in luce, l’istante in eternità. Le sue opere non raccontano, evocano. E in un luogo come questo, diventano compagne silenziose di viaggio.”
Protagonista è la serie Dreamcatchers, da cui la mostra "Dreamcatchers. Metamorfosi sospese" prende il nome. Il Dreamcatcher, o cacciatore di sogni, è un antico amuleto di origine indigena che ha il potere di catturare i sogni positivi e filtrare quelli negativi, lasciando libera la mente e il cuore di volare verso nuove possibilità. Le spirali e le forme circolari delle opere di Annalù evocano proprio questa funzione: una dimensione dove sogni e realtà si intrecciano, dove tempo e spazio si sospendono e dove ogni visitatore può ritrovare un momento di quiete e riflessione, un invito a sognare a occhi aperti.
Sono grandi sculture da parete realizzate in vetro di Murano, vetroresina, carta e inchiostri. Forme circolari, ariose, che richiamano antichi mandala, vortici cosmici, fioriture sospese. Al centro, dischi di vetro soffiato raccontano la preziosità dell’origine. Attorno, ali di farfalla e foglie di ginkgo si smembrano e si ricompongono in un movimento perpetuo, come se l’opera stessa respirasse insieme all’universo.
Le farfalle, simbolo di trasformazione e anima, diventano mosaici impossibili, disegnati con colori che non esistono in natura ma vibrano di una bellezza onirica. Il Ginkgo Biloba, albero millenario e sacro, introduce un dialogo con la resilienza, la dualità, la forza silenziosa del tempo.
I materiali – vetro, resina, carta – raccontano una natura viva, intrecciata all’artificio e al senso dell’istante. Venezia, madre anfibia, è l’origine e la destinazione di questa poetica della materia: una città che appare e scompare tra le brume, come le opere di Annalù, che non si limitano a essere viste: si librano, sembrano dissolversi, volano.
E proprio l’aeroporto – luogo per eccellenza del passaggio – accoglie queste presenze rarefatte. Le sue opere sono inviti al sogno, a un viaggio che non ha bisogno di destinazione.
“Esporre, per me, è un gesto di rivelazione. È come sollevare un velo e lasciare che qualcosa, finora invisibile, trovi la sua forma nella luce” – racconta Annalù – “In uno spazio di passaggio come questo, l’opera non resta ferma: entra in dialogo con il movimento, con i pensieri di chi parte e di chi torna. Cerco di abitare quel frammento sospeso in cui tutto è possibile, come l’attimo prima del volo, quando si sogna a occhi aperti e ci si lascia attraversare dal cambiamento, come il battito d’ali prima dello stacco, come l’attimo esatto in cui si sogna e si vola.”
Annalù è un’artista che ha saputo creare un linguaggio unico e personalissimo, capace di parlare a un livello universale e insieme intimo, toccando corde profonde dell’immaginario collettivo. In ogni farfalla che si scompone, in ogni vetro che respira luce, si riflette un sentire ancestrale: quello della trasformazione continua, della memoria naturale, della bellezza che cambia forma e ci cambia. Le sue sculture non chiedono di essere interpretate, ma vissute – ognuno a modo suo, ognuno con la propria storia.
Annalù nasce nel 1976 a San Donà di Piave (Venezia) e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1999. È un’artista multidisciplinare che lavora con scultura, installazioni e materiali sperimentali, come resina, vetro di Murano, carta e inchiostri.
Espone regolarmente in Italia e all’estero: Stati Uniti, Cina, Singapore, Russia, Sudafrica, Europa, Emirati Arabi. Ha partecipato due volte alla Biennale di Venezia (2001 e 2011). Nel 2009 rappresenta l’Italia al Museo Moya di Vienna; nel 2020 una sua scultura entra nella collezione della Fondazione VAF (Germania); nel 2024 e nel 2025 le sue opere vengono battute all’asta alla National Gallery di Singapore.
Nel suo lavoro, natura e tecnologia convivono: la resina, materiale centrale delle sue opere, diventa simbolo di trasformazione, sospensione e metamorfosi. Le sue sculture, anche di grandi dimensioni, sembrano liquefarsi pur imponendosi nello spazio. La sua poetica si muove tra artificio e realtà, in un equilibrio dinamico che richiama l’alchimia: è interessata al momento in cui le cose cambiano stato, dove tutto è in divenire.
Vincitrice di numerosi premi (Arte Laguna, Stonefly, Zaha Hadid), ha esposto in sedi prestigiose come GAM Bologna, Fondazione Benetton, Fondazione Burri, Museo di Storia Naturale di Venezia, SDAI Museum di San Diego, Chiesa di San Francesco a Como, Fondazione VAF Germania.
Vive e lavora nel suo studio a Jesolo (Venezia).